famiglia
Faremo insieme 9 Passi in 9 mesi di Percorso di gruppo, per sostenerci ed essere genitori consapevoli. In questi 9 incontri affronteremo in modo attivo ed esperienziale 9 tematiche cardine dei rapporti educativi.
Perché nessuno ci dice nulla, come prepararci, quali aspetti importanti da conoscere, quale direzione prendere…
Quello che sappiamo è che impareremo strada facendo, dall’esperienza con nostro figlio; quello che non sappiamo è che la strada è segnata, l’educazione nei suoi tratti salienti viene inconsapevolmente trasmessa di padre/madre in figlio.
Quello che abbiamo vissuto nell’infanzia infatti, ce lo ritroviamo nel nuovo rapporto genitoriale nel ruolo di padre/madre, con tutti gli aspetti irrisolti che diventano le difficoltà che viviamo come genitori.
Va detto, essere genitori è un compito difficilissimo e proprio per questo motivo, va nutrito e affinato con un lavoro personale consapevole per assolverlo al meglio delle nostre possibilità.

E’ rivolta a tutti i genitori, siano essi in coppia o singles,  che vogliono investire su sè stessi con un percorso di crescita personale consapevole  per migliorare il loro Essere Genitori.

E’  rivolta a tutte le coppie o ai singoli che stanno o vogliono diventare genitori e si vogliono preparare al meglio a questo compito evolutivo.

E’ rivolta a tutti gli operatori e a chi lavora nell’ambito della famiglia e della relazione d’aiuto come gli educatori, gli psicologi, i counselors che vogliano arricchire la propria formazione personale su questa tematica.

1 Io sono Presente
Tutti i genitori ci sono per i figli, ma ci sono per così dire a metà, perché sono sempre “presi” da mille pensieri e cose da fare e organizzare.
Se il genitore non è “presente”, nel tempo che trascorre con il figlio, non riesce veramente a vederlo e a confrontarlo e seguirlo con la dovuta attenzione durante i passi della sua crescita, nei suoi momenti di crisi e di riuscita.

 

2 Io so dire No

Io so porre dei confini e delle regole e so mantenerli/e.
E’ un passo importante semplicemente perché non possiamo sempre dire SI al figlio: i limiti fanno parte della vita così come noi esseri umani siamo limitati.
Il Si apre la strada e noi andiamo, il No la chiude e ci fermiamo. Se manca il secondo siamo perennemente in movimento alla ricerca di un limite.

 

3 Io so affrontare i conflitti

Quando si incontrano due correnti di segno opposto, generano un conflitto. L’energia e la tensione dentro di noi sale, e ci fa star male, ed è per questo motivo che cerchiamo di evitarli. Piuttosto di contrariare o di esigere qualcosa dal figlio lo accontento così evito le sue urla e i suoi pianti, ma questa strategia non risolve il conflitto, che si ripresenta. Durante l’incontro impareremo ad affrontarli, a sostenere la tensione che si genera e a risolverli.
4 Io sono Autonomo
Per favorire le autonomie del figlio, è necessario che il genitore sia autonomo, ma purtroppo tutti noi abbiamo aspetti di dipendenza. Succede quindi che il genitore si sostituisce al figlio in qualche settore della vita quotidiana (sistemare le cose, compiti…) e il figlio si abitua che gli altri fanno per lui, generando tensione e malcontento in tutti.

 

5 Noi siamo una Squadra
Faremo luce su come spesso le difficoltà che intercorrono nella coppia di genitori, sia se siamo ancora in coppia o genitori separati, vengono riversate inconsapevolmente sul figlio, generando tensioni e crisi. La difficoltà è quella di confrontarsi come esseri umani adulti e imparare a crescere da questo confronto.

 

6 Il Genitore Interiore
Assomiglio al Papà o alla Mamma o a tutti e due? Nella relazione con il figlio, quello che si attiva è proprio il genitore interiorizzato, che tramanda automaticamente l’educazione ricevuta, con tutti i suoi aspetti conflittuali irrisolti. Esserne consapevoli ci libera da questo vincolo.
7  Il Bambino Interiore
Come sta il mio bambino, di che cosa ha bisogno? Il Bambino Interiore è l’altro aspetto fondamentale che entra in gioco nel rapporto educativo. Di fronte a mio figlio vedo me stesso quando ero piccolo e dall’altra parte impersono il genitore che mi ha educato. Il risultato sono schemi di comportamento automatici e inconsapevoli con la conseguenza che non vedo mio l’unicità di mio figlio.

 

8  Sessualità e Autonomia
La sessualità è uno degli aspetti collegati all’autonomia della persona. Riguarda il rapporto con il proprio corpo, con il piacere, con la capacità di essere in intimità con un altro essere umano. Avere libero questo canale comunicativo è andare verso la vita: la sessualità è energia vitale. Se non mi sento appagato e libero, le insoddisfazioni e le frustrazioni verranno riversate sul figlio, sotto forma di controllo.

 

9  Io Sono Amorevole
Io so dire Si dal mio cuore se so dire anche veramente NO. Esploreremo durante l’incontro varie forme di amore sostitutivo o compensativo (ti compro questo così anche tu mi vorrai bene, ti dico di SI così…), per liberare la nostra capacità amare incondizionatamente, di dire sì dal cuore.
Alessandro Balzan Core Energetica

Alessandro Balzan

Counselor Supervisior in Corengetice e Musicoterapia,

Musicoterapeuta, Formatore.

silvia

Silvia Lo Sardo

Professional Advanced Counselor
ad approccio Core Energetico,
Supervisore Educativo,
Direttrice Scuola di Counseling Spi.Co.
stefania1

Stefania Melissari

Counselor ad approccio Core Energetico,
Educatrice Professionale
Coordinatrice di progetti educativi
famiglia
I corsi iniziano il 14 ottobre 2017

 

Percorso completo

(9 passi + 9 tutoring)    1350€

1 workshop

+ 1 tutoring 150€

Workshop Nuova educazione

Nuova Educazione è la sezione del sito, nella quale racconto il lavoro che svolgo da più di 25 anni con i bambini e i loro genitori. Potete leggere articoli e riflessioni che ho scritto sui problemi e le difficoltà in ambito educativo, e le iniziative che propongo sia per i bambini, sia per i loro genitori (vedi anche la sezione Genitori Evoluti).

Cosa faccio con i bambini?

Riporto a questo proposito un’intervista che mi è stata fatta anni fa dalla responsabile del progetto “The Golden Children”.

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–       Qual è l’essenza della tua esperienza di lavoro con i bambini?

Nella stanza dove lavoro ci sono parecchi strumenti musicali: tamburi, cembali, legnetti, piatti, una chitarra… vari tipi di materie coloranti, fogli… vari tipi di materiali, contenitori con fagioli, farina, argilla… il bambino quando arriva si guarda attorno e va verso qualche oggetto: ci sono bambini che cominciano a suonare qualche strumento, altri che cominciano a toccare, altri a colorare… dipende da dove si trovano nella loro evoluzione e qual è il loro canale preferenziale… per esempio se le emozioni sono bloccate e giocano con i fagioli è probabile che non li faranno mai uscire dai contenitori; se hanno difficoltà di contenere, faranno esattamente l’opposto…

Con un bambino che trattiene la sua rabbia e il suo dolore, posso giocare con un cembalo e i fagioli dentro; muovendoli si produce un suono d’acqua come di “risacca” del mare, il suono è molto piacevole e crea una bella colonna sonora all’attività… i fagioli sono dentro, i movimenti sono trattenuti per non farli uscire (è quello che il bambino fa con le sue emozioni). Tutto deve stare dentro, a posto! Ma nel bambino non c’è solo questa parte. Il bambino ha anche un’altra parte che vorrebbe farli uscire tutti, spargerli in tutta la stanza, mandarli dappertutto! È la sua parte giocosa, istintuale, spontanea…

Creo le condizioni perché questa parte possa emergere e possa esprimersi… ne faccio uscire io qualcuno, e lui li rimette subito dentro: da una parte è angosciato per questo evento, ma l’altra parte già comincia a pregustare questo momento… poi muovendo il cembalo ne esce qualcun altro… con i suoi tempi anche il bambino comincia a muovere più energeticamente il cembalo… quando l’angoscia che succeda qualcosa di “brutto”se li fa uscire si è un po’ mitigata, e quando ancora il desiderio si è accresciuto, allora comincia a provarci, prima uno solo, poi qualcuno e poi… il divertimento è mandarli dappertutto… metto i fagioli sopra un tamburo e insieme li facciamo “saltare in aria” battendo sulla pelle con un battente, e… comincia a piovere fagioli… giochiamo poi a tirarli su un grande piatto oscillante che suona in modo acuto e brillante: è il suono della gioia e nel contempo il primo direzionamento della propria energia; il bambino via via impara a lasciare scorrere la propria energia vitale, perché è di questo che si tratta e a direzionarla per la propria vita…

… quando arriva nel mio studio un bambino molto ritirato, con tratti autistici o con sindrome autistica, ha tanti motivi per non entrare in contatto con la realtà, ma dentro di sè non c’è solo questo: c’è sempre dentro, e questo vale per ogni essere umano anche la parte opposta, un desiderio di contatto, un desiderio che vale la pena incontrarsi, relazionarsi, comunicare, toccarsi… nel mio lavoro alimento questo desiderio. Come? Trovando qual è il piacere personale per quel bambino, qual è quell’esperienza che gli fa dire, la voglio fare ancora, quello lo voglio, così che dentro di sé comincia a dirsi: voglio andare da Alessandro, voglio giocare ancora con… è la parte di luce dentro al bambino, la parte che vuole vivere, sperimentare, divertirsi, giocare, amare, imparare…

L’essenza del mio lavoro con i bambini è riportarli alla loro strada evolutiva, al loro equilibrio naturale, in modo che possano ricominciare a essere loro stessi e niente più… quando un bambino arriva da me, per qualche motivo si è fermato, il naturale flusso vitale ed evoluzionale ha incontrato un ostacolo nella sua strada e il bambino si è incagliato in questo ostacolo… lotta con tutte le sue forze, ma non riesce a trovare la sua strada che lo riporta verso casa (verso se stesso), per continuare a crescere e ad evolversi… quando comincio a lavorare, il bambino “va indietro nel tempo”, va dove il promontorio ha cominciato a formarsi, va verso il suo blocco che è quello che gli ostacola il suo naturale flusso vitale: può essere un vuoto, cioè un’esperienza che nella primissima infanzia per tanti motivi ha saltato, può essere uno shock subito, un trauma… è necessario ripartire da lì, ricolmare il vuoto, togliere gli ostacoli per permettere al flusso vitale di rifluire…

–       La formazione di counseling in corenergetica ha inciso nel tuo lavoro con i bambini? Se si in che modo? Cosa ha cambiato nel tuo approccio personale e professionale con i bambini?

La formazione in Core Energetica ha cambiato profondamente il mio modo di lavorare con i bambini. Il lavoro corporeo ed energetico-emozionale, il contatto profondo con il mio bambino interiore e con l’Energia del Core, e la consapevolezza acquisita in questo profondo processo di trasformazione personale, mi aiuta moltissimo nella relazione con il bambino… lo incoraggio a esprimere le emozioni che tiene bloccate dentro di sé, ad avere fiducia nelle proprie risorse interiori e aiuta me a trovare la strada che il bambino può imboccare per fare questo… ma un altro grande aiuto che sento collegato al mio percorso di Core Energetica è quello di poter sostenere il flusso di vitalità del bambino che via via si sprigiona dal suo essere, in modo che lui se ne riappropri e che lo integri dentro di sè: è la sua energia e la può usare per sé, per sentirsi libero, per prendersi il suo potere, la sua autonomia, il suo piacere, la sua creatività, la sua unicità, le sue qualità, per sperimentare, per continuare a sognare, a sognare la sua vita bella e splendente e a prendersela, questa vita splendente…

–       Quali obiettivi ti poni con il tuo lavoro con loro?

–       Qual è la passione che ti muove verso di loro?

All’inizio del mio lavoro lavoravo con i bambini per “salvarli”, volevo aiutarli a essere liberi, aperti, gioiosi… mi resi consapevole successivamente che questo mio anelito verso i bambini era connesso con l’aiutare attraverso il lavoro con loro, il mio bambino interiore ferito, non visto e denigrato; era connesso con l’aiutare indirettamente il piccolo Alessandro desideroso di attenzioni, di coccole, di amore… negli ultimi anni il mio lavoro si è molto trasformato e sento che ora mi avvicino ai bambini con una passione rinnovata, sento gioia, amore e complicità, per ogni piccola anima che viene da me… so nel mio cuore che ora li posso veramente aiutare e che posso far leva sulle mie e sulle loro risorse interiori per fare questo.

cani-e-bambini

 Ogni bambino (ogni essere umano) ha un grande anelito di integrità, un grande si alla vita che pulsa incessantemente dentro di lui anche se la persona non ne è consapevole: io faccio crescere questa pulsazione in modo che il bambino possa cominciare a sentirla e a seguirla. I bambini possono cambiare il mondo con la loro energia vitale… se lasciano scorrere la loro energia saranno uomini e donne liberi che cammineranno su questo pianeta con le loro gambe, con la loro dignità e la loro bellezza… e questo farà la differenza per una nuova umanità e per un nuovo pianeta…

–       Racconta alcuni aneddoti nel tuo lavoro con i bambini, che ti hanno toccato il cuore.

Ricordo il lavoro con A. un ragazzino di 11 anni iperattivo e molto molto arrabbiato; ogni seduta era una sorta di incontro scontro, perché andava bene se facevo quello che lui voleva, ma appena mettevo una regola o gli dicevo di NO diventava violento e voleva spaccarmi tutti gli strumenti. È stato un lungo lavoro ma quando è successo che ho mantenuto il mio no (lui voleva uscire e io non gliel’ho permesso) e ho dovuto farlo lottando con lui… ha urlato credo per tutta la seduta, eravamo avvinghiati l’uno con l’altro, lui che mi voleva picchiare e io che lo contenevo… alla fine dopo tante urla è scoppiato a piangere, ha pianto a lungo tra le mie braccia e mentre piangeva ho sentito che mi diceva grazie, grazie per avermi fermato! Un grazie di cuore nonostante le lotte fatte, nonostante fosse prima molto arrabbiato con me, perchè sotto la rabbia c’era qualcosa a cui anelava profondamente, il suo cuore gridava: fermami!, non lasciarmi continuamente in questo movimento continuo che è l’iperattività… alla fine tutto sudato, mi guardava con amore e gratitudine…

Mi tocca sempre il cuore quando il bambino ritrova la sua spontaneità, la sua curiosità, la sua allegria, la sua dignità, cioè quando ritrova se stesso: sono sguardi, espressioni del volto, piccoli atteggiamenti… sono attimi a volte velocissimi ma che hanno il sapore della libertà: un bambino ritirato e impaurito che ritrova la sua curiosità e la voglia di relazione giocando con la pasta di pane di consistenza “magmatica”: lo vedo che prova a immergere un dito nella materia: lo vedo che è tra sé e sè, che osserva quasi stupito il dito intinto di pasta…

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vedo il suo stupore la sua voglia di riimmergere il dito perché è più forte la curiosità della paura, è più forte il piacere di riprovarci della contrazione e della negazione del suo impulso di sperimentare… un bambino che mi guarda e mi urla con l’espressione arrabbiata perché le cose non sono andate come lui voleva e sente in questo modo il suo diritto di esprimere questa emozione e la sua forza e dignità come essere umano che non deve più abbassare la testa… un bambino che ride con tutto se stesso nel vedere i fagioli messi sopra un grande tamburo che saltellano all’impazzata sotto i colpi del suo battente che ne percuote la pelle e che vanno dappertutto, in ogni angolo della stanza, come se piovesse fagioli: e ride con gli occhi, con la bocca, con il torace, con le pelvi, con il cuore… sono attimi in cui lo spirito è libero, è il sé naturale che vedo, di una bellezza che mi lascia sempre senza fiato…

–       Racconta qualche tua esperienza dove hai toccato con mano l’efficacia dell’approccio corenergetico.

G. è una bambina di 6 anni con una diagnosi di Sindrome di Rett, soffre di crisi epilettiche molto frequenti (due crisi alla settimana con lunghi momenti di recupero nel sonno).

Quando è arrivata nel mio studio aveva un equilibrio personale molto molto precario: qualsiasi cosa poteva scatenare una crisi epilettica, inoltre la difficoltà era data anche dal fatto che G. camminava sulle punte dei piedi e non era disponibile a toccare nulla con le mani… nessun contatto con la realtà, nemmeno quasi con i piedi, solo il minimo indispensabile per riuscire a stare dritta… seguo G. da 3 anni, il lavoro con è stato lento e paziente, un lavoro di radicamento a terra con i piedi, per far sì che il suo corpo potesse tollerare via via maggiori quantità di energia: non potendo contare sulla sua collaborazione, le tenevo io i piedi a terra e cercavo di creare le condizioni affinché il suo corpo cominciasse a vibrare in modo che lei potesse fare esperienza di energia in circolo nel suo corpo… piano piano ho cominciato ad allungare i tempi di vibrazione, e aumentavo nel contempo la quantità di energia nel corpo attraverso attività di carica i modo che lei potesse sperimentare maggiore energia… nel contempo lavoravo affichè G. potesse permettersi di usare la voce, che potesse arrabbiarsi e piangere (attività di scarica)… ho cominciato fin dall’inizio a seguire una intuizione e cioè di considerare le crisi epilettiche come una grossa disfunzione della dinamica di carica e scarica: prima della crisi infatti G. aveva uno o due giorni di continua iperventilazione (carica) che sfociava poi nella crisi (scarica); la crisi interveniva perché G. non aveva trovato altri modi per scaricare l’energia accumulata… Dopo tre anni di lavoro G. ha una crisi epilettica ogni due mesi circa; le crisi non sono più destabilizzanti, ne per lei (dopo la crisi ha un sonno ristoratore e poi riprende la sua attività scolastica), ne per la famiglia che le vive con meno ansia e angoscia. Un’altra conquista importante per il nucleo familiare è che si sono riappropriati della vita quotidiana, passo fondamentale per il benessere di tutti, nel senso che G. segue la famiglia in gite, al supermercato, a fare passeggiate e shopping con la gioia sua e dei suoi genitori…

bambina e uccellini

–       A ruota libera, considerazioni che nascono dalla tua esperienza di lavoro, un messaggio che vuoi dare a chi si occupa del disagio psicologico e dell’educazione dei bambini.

Quando una famiglia arriva nel mio studio, c’è un blocco, qualcosa non fluisce; nonostante la buona volontà e l’impegno di tutti i partecipanti, qualcosa si è inceppato e questo crea malessere, rabbia, dolore, emozioni queste ultime, che sono parte integrante del blocco. I genitori danno il meglio di se stessi, ma questo non funziona, hanno ricreato i loro vecchi meccanismi che ora sono parte integrante del problema che li attanaglia con il figlio. I genitori mi portano il figlio, affinché io lo aiuti a ritrovare la sua strada che lo porta a casa, alla sua spontaneità cioè al suo sé naturale, ma è altrettanto necessario per me aiutare i genitori a sostenere i cambiamenti del figlio: li rendo partecipi del suo processo di rieducazione dei comportamenti che lo bloccano.

Questo è altrettanto importante del lavoro diretto con il bambino, altrimenti il rischio è che loro inconsapevolemente ostacoleranno il suo cambiamento.

Dedico sempre una parte della seduta anche a loro: racconto quello che è successo in seduta, su quale aspetto sto lavorando, e spiego loro che cosa potrebbe succedere nei giorni successivi (come per esempio che il figlio potrebbe esprimere delle emozioni che non ha mai manifestato… e li aiuto a sostenere questa trasformazione. Chiedo poi sempre per lo stesso motivo com’è andata la settimana e loro mi raccontano, via via si aprono, comprendono di più, anche le loro difficoltà, me ne parlano, acquistano fiducia e sono motivati anche ad un loro cambiamento… i genitori spesso nella mia esperienza, non hanno aiuti concreti o occasioni per parlare delle loro difficoltà, dei loro problemi nell’educazione dei figli… parlo di una nuova visione, di una nuova educazione, di un nuovo modo di percepire la vita, quella dei loro figli e anche della loro, di sostenerla, di farla uscire, di viverla nel senso più pieno del termine… per questo sia i figli che i genitori hanno bisogno di una nuova visuale, di un aiuto concreto per andare in questa direzione…

L’intervista ad Alessandro Balzan per il progetto “The Golden Children”

Alessandro Balzan Core Energetica

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